Comunicati stampa

30 marzo 2022

Presentato il report dell’Osservatorio Con i Bambini – Le mappe della povertà educativa in Liguria

È stato presentato giovedì 24 marzo il reportLe mappe della povertà educativa in Liguria”, elaborato dall’Osservatorio Con i Bambini nell’ambito del Fondo nazionale per il contrasto della povertà educativa minorile.

L’iniziativa è promossa da Acri, Fondazione Carispezia, Fondazione Carige, Fondazione De Mari di Savona e Impresa sociale Con i Bambini. Il report integrale si può scaricare a questo link: https://www.openpolis.it/esercizi/come-variano-opportunita-e-servizi-educativi-in-liguria.

Il report è stato presentato nel corso di un evento tenutosi presso il Centro Congressi Villa Marigola, nel Comune di Lerici (La Spezia), in cui sono intervenuti Andrea Corradino, presidente della Fondazione Carispezia, Onofrio Contu, segretario generale della Fondazione Carige, Luciano Pasquale, presidente della Fondazione De Mari di Savona, e in videocollegamento Giorgio Righetti, direttore generale di Acri e Luca Giunti, analista di Openpolis. Sono inoltre stati presentati alcuni progetti finanziati dal Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile sul territorio ligure attraverso le testimonianze di Ciro Picariello della Cooperativa Lindbergh, di Sergio Casali della Comunità di Sant’Egidio Liguria e di Antonella Brandone del Consorzio Sestante. Ha moderato l’incontro la giornalista Paola Scarsi.

In Liguria vivono circa 200 mila minori, in base ai dati del censimento permanente rilasciati da Istat. Avere meno di 18 anni in questa fase storica significa attraversare le fasi cruciali dello sviluppo in una situazione molto particolare. La pandemia infatti ha avuto delle pesanti ripercussioni anche per bambine e bambini, ragazzi e ragazze. Per capire se la Liguria fosse preparata ad affrontare le sfide poste dalla pandemia è stata analizzata, attraverso i dati immediatamente precedenti all’inizio dell’emergenza, la situazione sul territorio su alcuni degli aspetti educativi più essenziali in questa fase. Dall’offerta di asili nido alla raggiungibilità delle scuole, dalla transizione digitale agli edifici vetusti. Su tutti questi aspetti la pandemia non ha giocato un ruolo neutro: ha avuto l’effetto di acuire i divari preesistenti. Come approfondito nel corso del report, la differenza tra comuni interni e costieri, così come tra città maggiori e piccoli centri, è un elemento ricorrente nell’offerta di servizi rivolti ai minori. Differenze che le medie regionali purtroppo non possono restituire in alcun modo. Perciò le analisi, contenute nel report integrale disponibile online, sono state approfondite sia a livello provinciale che comunale, per cercare di avere un quadro il più possibile completo di quanto incide la povertà educativa nella regione, nella fase che stiamo vivendo.

In termini di offerta di asili nido e servizi per la prima infanzia nelle province della Liguria sono in media 32,2 i posti ogni 100 bambini con meno di 3 anni, un dato migliore rispetto alla media nazionale (26,9%) e che si avvicina alla soglia europea dei 33 posti ogni 100 minori. Soglia tuttavia superata da 1 comune su 5 in regione, in particolare nei capoluoghi che superano tutti il 30%. Rispetto all’abbandono scolastico, a fronte dell’obiettivo europeo di ridurre al di sotto del 10% (abbassato al 9% nel 2021) la quota di ragazzi che lasciano la scuola prima del diploma, la Liguria si attestava al 10,7% nel 2020, dato al di sotto della media nazionale di quell’anno (13,1%). Tale dato si riferisce all’abbandono esplicito, ovvero ai giovani che lasciano i percorsi di istruzione e formazione prima del tempo, e deve essere letto con gli indicatori di abbandono scolastico implicito: studenti che, pur completando il percorso di studi, non acquisiscono le competenze adeguate, trascinandosi spesso lacune fin dal primo ciclo di istruzione. In questo senso, prima della crisi sanitaria, la Liguria presentava il 12,1% di alunni in difficoltà alla fine della terza media. Si tratta di ragazze e ragazzi che terminano l’ultimo anno prima delle scuole superiori con livelli di competenza inadeguati in italiano, matematica e inglese. Un dato comunque inferiore rispetto alla media nazionale (14,4%). Per quanto riguarda la media dei giovani laureati (30-34 anni), all’interno di un quadro che vede l’Italia come penultimo paese europeo per numero di laureati, il dato ligure si attestava al 29,9% rispetto al 27,6% della media nazionale. Infine, per quanto riguarda la quota dei cosiddetti “neet”, giovani che non studiano e non hanno lavoro il 20,1% dei giovani liguri tra 15 e 29 anni si trovava in questa condizione nel 2020. Una percentuale inferiore rispetto alla media nazionale (23,3%), che vede l’Italia ai vertici in Ue per incidenza di giovani neet.

In merito alla tematica servizi e infrastrutture al tempo del Covid, il report analizza i dati relativi a: digitale, edifici scolastici, trasporti. Relativamente alle connessioni internet su rete fissa la Liguria presentava, prima della crisi, dati tendenzialmente superiori alla media nazionale. Nel 2019, il 49% delle famiglie nelle province liguri risultava infatti potenzialmente raggiunto dalla banda larga ultraveloce (contro una media italiana del 36,8%). All’interno della regione spicca il dato della città metropolitana di Genova, con una quota di famiglie raggiunte superiore al 60%; in particolare nel capoluogo la quota supera l’80%, ma allo stesso tempo sono 6 su 10 i comuni, prevalentemente interni, della città metropolitana dove meno del 5% dei nuclei familiari è raggiunto dalle connessioni più veloci. In base ai dati messi a disposizione dal Ministero dell’Istruzione, relativi al 2018, sappiamo che in Liguria gli edifici vetusti sono circa il 37,5% del totale. Una quota che pone questa regione ben al di sopra della media nazionale pari al 17,8%. Dei 40.160 edifici scolastici presenti in Italia nel 2018, 34.531 risultano raggiungibili con almeno un mezzo di trasporto pubblico (urbano, interurbano, ferroviario). Una percentuale alta, pari all’86% delle scuole, che nel caso della Liguria sale al 96,7%.

 

Dichiarazione di Giorgio Righetti, direttore generale Acri

Il Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile rappresenta una grande innovazione nel panorama sociale italiano. Nato nel 2016 su impulso delle Fondazioni di origine bancaria, ha dato vita ad una inedita partnership insieme a Governo e Terzo settore per rispondere all’emergenza di un fenomeno sociale complesso e articolato, del quale non può farsi carico solo il mondo della scuola. Per contrastare la povertà educativa è infatti necessario coinvolgere l’intera “comunità educante”: istituti scolastici, Enti locali, organizzazioni del Terzo settore, famiglie e studenti. Nel periodo 2016-2024, le Fondazioni hanno stanziato risorse che arriveranno a circa 800 milioni di euro. Questo ha favorito l’avvio, finora, di più di 400 progetti in tutta Italia, che hanno raggiunto oltre 500.000 bambini e ragazzi. La presentazione di mappe regionali della povertà educativa, come quella della Liguria che viene presentata oggi, permette di conoscere in maniera più dettagliata la situazione di un fenomeno che riguarda tutto il Paese.

 

Dichiarazione di Andrea Corradino, presidente Fondazione Carispezia

Iniziative come quella di oggi confermano quanto il contrasto della povertà educativa sia uno dei temi fondamentali su cui porre l’attenzione. Investire le nostre risorse in questa direzione si rivela sempre di più una scelta strategica nel lungo periodo per l’intero sistema paese. Dalle periferie ai centri, dai bambini agli adolescenti, l’intervento congiunto delle Fondazioni, attraverso il Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile, sta contribuendo ad eliminare gli ostacoli che impediscono la piena fruizione dei processi educativi da parte dei minori e nel contempo a solidificare le fondamenta delle nostre comunità territoriali, rendendole protagoniste attive nella costruzione del futuro dei più giovani. Solo attraverso l’educazione sarà possibile fornire alle nuove generazioni gli strumenti per sviluppare le proprie capacità e scoprire le potenzialità di ognuno.

 

Dichiarazione di Paolo Momigliano, presidente Fondazione Carige

La povertà educativa, strettamente legata alla povertà economica, impedisce a bambini e ragazzi di avere accesso alle opportunità che potrebbero garantire una crescita sana: istruzione, accesso a internet, percorsi formativi, servizi per l’infanzia, biblioteche, campi sportivi, luoghi di aggregazione, educazione musicale e artistica, cura della salute. A causa della povertà educativa, il potenziale di tanti giovani rischia di rimanere schiacciato, ai margini. In questo contesto, la nostra regione presenta una situazione meno drammatica, ma che merita comunque una grande attenzione e che non riguarda solo la condizione economica attuale; riguarda soprattutto la possibilità di migliorarla nel futuro: la possibilità, anche per chi nasce in una famiglia povera, di avere a disposizione gli strumenti per sottrarsi da adulto alla marginalità sociale. È questa la grande sfida dei prossimi anni.

 

Dichiarazione di Luciano Pasquale, presidente Fondazione De Mari di Savona

È importante declinare il tema della povertà educativa minorile nei diversi territori perché le problematiche possono essere non sempre di facile comprensione. In provincia di Savona la povertà educativa spesso è strettamente correlata con la decentralizzazione geografica, con molte aree a rischio dispersione: al di fuori del percorso scolastico è davvero difficile intercettare il disagio giovanile perché i nostri ragazzi sono pochi numericamente, vivono lontani gli uni dagli altri e mancano luoghi di aggregazione sociale. In un territorio così disaggregante come quello del savonese, diventa importante supportare tutti quei presidi che raggiungono anche le zone più difficili, come quelle dell’entroterra, garantendo accessibilità, inclusione e sostegno. Al fianco del fondamentale lavoro del Fondo per il contrasto della povertà educativa, come fondazione promuoviamo bandi complementari, come quello a favore del sostegno psicologico nelle scuole, che ha l’obiettivo primario di promuovere una comunità educante sempre più aperta, plurale e inclusiva per tutti.

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