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LericiPea. A Franco Loi il premio Bertolani

Com’è cambiato oggi l’uso del dialetto?

E’ tanto cambiato al punto che, ad esempio, a Milano per strada non si sente più parlare il dialetto milanese. Le persone si vergognano di parlare il dialetto. Qualche anno fa in tram mi capitò di ascoltare una coppia che parlava in milanese, quando si sono accorti che li stavo ascoltando hanno ripreso a parlare in italiano. Gli ho chiesto perché avessero smesso, e la risposta è stata, che si vergognavano. Il dialetto è una vera e propria lingua; l’italiano è  stato invece inventato per ragioni politiche.

In Italia esistono allora, in quest’ottica, tante lingue?

Assolutamente sì, ed è la ricchezza della nostra lingua. La vera lingua è la lingua parlata da un popolo, le altre non sono vere e proprie lingue ma accorgimenti politici. Le lingue italiane, i cosiddetti dialetti, derivano tutte o dall’indoeuropeo o dal greco-latino. L’ottantacinque per cento delle parole milanese ha origine greco-latina.

Perché ha scelto di scrivere i suoi lavori usando il dialetto?

Ho usato la lingua milanese, genovese e colornese, le lingue dei miei genitori, perché sono cresciuto tra la gente. La poesia è suono; in poesia i suoni sono sempre più importanti dei significati apparenti, e le lingue dialettali hanno suoni che si prestano al linguaggio poetico.

Tra i poeti contemporanei quanto è diffuso l’uso del dialetto?

Ce ne sono ancora tantissimi che scrivono in dialetto, la maggior parte sono poeti siciliani, calabresi, pugliesi. Mentre è più difficile trovarne nelle grandi città come Milano o Torino.

Lei ha ricevuto il premio Lerici Pea, per la poesia dialettale, dedicato a Paolo Bertolani, che ricordo ha di questo poeta?

Paolo non era solo poeta, era anche narratore. Era un uomo di cultura, intelligente.

Ricorda quando ha iniziato a scrivere poesie?

Ho iniziato tardi a scrivere poesie; da bambino scrivevo pezzi teatrali, che con gli altri bambini mettevamo in scena nei parchi. Quindi mi sono avvicinato alla narrativa e alla filosofia (Vittorini negli anni Cinquanta voleva pubblicare un mio romanzo sulla vita di mio padre, sul suo lavoro, ma la mia sventatezza giovanile non mi fece tornare da Vittorini per fare con lui delle piccole modifiche al romanzo); ho iniziato a scrivere poesie che avevo già trentacinque anni, per scrivere della mia vita tra la gente.

E.M.

Franco Loi nasce a Genova da padre sardo e da madre emiliana. Seguendo il padre ferroviere si trasferisce nel 1937 a Milano, dove frequenta gli studi diplomandosi in ragioneria. Successivamente lavorerà come contabile allo scalo merci di Lambrate. Lavora come impiegato allo scalo merci del porto di Genova fino al 1950 per diventare in seguito, nel 1955, incaricato presso l’Ufficio pubblicità della Rinascente per le relazioni pubbliche. Nel 1962 lavora all’Ufficio Stampa della casa editrice Arnoldo Mondadori Editore.Esordisce solo nel 1973 come poeta dialettale e ha subito un buon successo con l’opera “I cart” edita dall’Edizione Trentadue di Milano e l’anno dopo, 1974, con “Poesie d’amore” edite da Il Ponte. Oltre alle poesia, Loi ha anche scritto, nel 2001, un libro di racconti intitolato “L’ampiezza del cielo” ed ha pubblicato diversi saggi. È stato insignito dalla Provincia di Milano della medaglia d’oro e ha inoltre ricevuto dal Comune di Milano l’Ambrogino d’oro e il “Sigillo Longobardo della Regione Lombardia”. Ha contribuito a numerose riviste e lavora tuttora per Il Sole 24 ore.

 


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