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L’autismo in pasta

Intervista al presidente Angsa della Spezia, Alberto Brunetti

Prima di parlare del progetto L’autismo in pasta, mi piacerebbe capire cos’è l’autismo?

L’autismo non è una malattia, da cui si può guarire, ma una patologia con cui si nasce che però può migliorare nel corso della vita. L’autismo è una patologia che investe principalmente la comunicazione: gli autistici hanno enormi problemi di comunicazione; hanno problemi a interagire con gli altri; hanno problemi a integrarsi; ad imparare. L’autismo è accompagnato nel 60-70% dei casi da vari gradi di ritardo mentale.

Come si manifesta l’autismo?

Le manifestazioni più evidente che si riscontrano entro i primi 18 mesi sono le stereotipie, i movimenti strani con le mani, il camminare avanti e indietro, il camminare sulle punte, e il ritardo nel parlare (molti bambini iniziano a parlare molto tardi anche a dodici anni).

Quali sono le esigenze di un bambino autistico?

Vivere con un autistico cambia radicalmente il modo di vivere di una famiglia. I bambini autistici hanno bisogno della socializzazione e hanno bisogno che la società li accolga perché non hanno i mezzi per stare insieme agli altri, quindi automaticamente si isolano. Al bambino autistico la famiglia inoltre deve insegnargli a fare tutto, banalmente deve insegnargli a mangiare, a lavarsi le mani…

Quali invece quelle di un adulto autistico?

Gli adulti autistici hanno bisogno di essere sempre inserito nel contesto sociale e fare attività di tipo manuale che rispettino i loro ritmi e le loro esigenze di concentrazione che è più breve rispetto a quella degli altri adulti.

Quali benefici crede che ha apportato e apporterà un progetto come L’autismo in pasta?

Sicuramente benefici di inclusione sociale. Il progetto ha radici che risalgono a un paio di anni fa, quando abbiamo iniziato a far frequentare a un gruppo di persone autistiche i corsi serali di cucina dell’Istituto Alberghiero Casini e si sono trovati a contatto con persone di tutte le età. I corsi hanno creato nei frequentanti aspettative ma anche soddisfazioni, quindi la possibilità di affrontare un progetto come L’autismo in pasta li ha fatti sentire importanti. Oggi all’interno del gruppo di lavoro ognuno ha una sua mansione, c’è chi pesa gli ingredienti, c’è chi lavora all’impastatrice, chi è addetto alla ventola.

Cosa è stato fatto ad oggi nell’ambito del progetto?

Grazie al bando abbiamo potuto comprare l’impastatrice e l’essiccatrice, produciamo 5 tipologie di pasta, tra cui le “scolarecce” una specialità inventata dal gruppo di lavoro, che si incontra tre volte alla settimana per lavorare quattro-cinque ore. Non abbiamo ancora iniziato a commercializzare la nostra produzione, abbiamo però iniziato a fare l’imbustamento e la sigillatura dei pacchetti di pasta che viene consumata dai ragazzi, da parenti e amici che funzionano anche da critici gastronomici.

Come proseguirà nei prossimi mesi?

A fine Aprile faremo una cooperativa che ci consentirà di vendere i nostri prodotti e fare un po’ di marketing; da giugno, invece con la chiusura degli istituti scolastici, porteremo la produzione di pasta a 300 chili a settimana, che ci consentirà di coprire le spese mensili. Obiettivo finale è di arrivare a produrre 600 chili di pasta che ci permetterebbe di avere un margine per attribuire un piccolo riconoscimento ai ragazzi che lavorano.

 E.M.


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