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Il territorio in pillole. Enrico Pea

Il premio di poesia nasce fra il 1952 e il 1954, per volontà di Renato Righetti, Giovanni Petronilli, Marco Carpena, ai quali si aggiunse presto Enrico Pea, con il nome “LERICI”, al quale nel 1958 viene aggiunto “Pea”, in omaggio ad Enrico Pea appena scomparso.

Enrico Pea, dopo i primi lavori di poesia e di teatro (una poesia descrittiva e narrativa, con echi dannunziani) si è affermato come narratore attratto dal gusto per l’intrigo, delineando, nelle sue opere, figure di umile condizione ma dalle travolgenti passioni.

Da giovane fu marinaio e meccanico, e, emigrato in Egitto, vi dimorò a lungo commerciando. Ha collaborato a molti giornali e periodici, fra i quali La Voce, L’Italia letteraria, Pègaso, Pan, Gazzetta del Popolo e Nuova Antologia.

Dopo alcuni volumi di versi d’impianto narrativo e descrittivo, con tracce dannunziane (Fole, 1910; Montignoso, 1912; Lo spaventacchio, 1914), scrisse testi teatrali (Giuda, 1918; Prime piogge d’ottobre, 1919; Rosa di Sion, 1919), nei quali, sotto un eloquio cadenzato e simbolico che ricorda Paul Claudel e Maurice Maeterlinck, già si profilano quelle caratteristiche che saranno poi del narratore: un gusto malizioso per l’intrigo; una voluttuosa tenerezza per la donna e per il peccato, come corrispettivo di un biblico senso del male, di un bisogno di espiazione, di catarsi; un’affettuosa curiosità per le figure di umile condizione ma eccezionali per le passioni, le avventure o le sventure. Tali le figure che nel lungo racconto Moscardino (1922), Pea rappresenta non nella continuità logica e psicologica delle vicende, ma in atteggiamenti riassuntivi o allusivi, quasi da parabola, donde un contrasto fra l’aspirazione all’essenzialità e il crudo realismo di certe situazioni, fra l’intenzione costruttiva e il procedimento frammentistico. Tale contrasto si è attenuato nelle successive opere narrative: Il volto santo (1924); Il servitore del diavolo, seguito da La figlioccia, che è forse il suo capolavoro (1931); Il forestiero (1937); La Maremmana (1938); Il trenino dei sassi (1940); Solaio (1941); Lisetta (1946); Malaria di guerra (1947); Zitina (1949); Peccati in piazza (1956).

Pea raccolse parte dei propri racconti e romanzi in La figlioccia e altre donne (1953); da ricordare anche il volume di memorie Vita in Egitto (1949). Nel 2008, in occasione del cinquantenario della morte, è stato riedito Il Romanzo di Moscardino, costituito di quattro parti (Moscardino, Il volto santo, Magoometto e Il servitore del diavolo) e pubblicato per la prima volta nel 1944, che per la densità narrativa e per l’acuto lirismo si colloca tra i capolavori del Novecento letterario italiano.

 


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