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Concerti a Teatro. Intervista al direttore artistico di Colonna d’Armonia, Piero Barbareschi

Colonna d’Armonia, è l’associazione culturale coinvolta, insieme a Società dei Concerti, nella realizzazione dei Concerti a Teatro. Dal direttore artistico di Colonna d’Armonia, musicista e giornalista Piero Barbareschi ci siamo fatti raccontare la storia e il futuro della tradizione musicale della Spezia.

Maestro Barbareschi può raccontarci la tradizione musicale spezzina?

Premettendo che occorrerebbe sicuramente più spazio, provo a sintetizzare: La Spezia ha una tradizione musicale che inizia molto tempo fa, in coincidenza con lo sviluppo urbanistico legato alla costruzione dell’Arsenale Militare. In quegli anni, parliamo della seconda metà dell’800, la nuova città disegnata dai piemontesi prevedeva e realizzava, oltre a tutto quanto era necessario alle esigenze amministrative e lavorative di una città in veloce espansione demografica, anche spazi per la realizzazione di concerti e spettacoli vari. Quest’impostazione portò a dotare la città di numerosi teatri: ricordiamo oltre al Teatro Civico, il Politeama, ma anche il Trianon, Il Cozzani, il Teatro Rossi, Il Monteverdi, in tempi recenti il Teatro Astra, strutture oggi scomparse per cambio di destinazioni, distruzioni belliche o realizzazioni di piani urbanistici. Questi locali consentivano la realizzazione di concerti ma anche di opere liriche, permettendo al pubblico spezzino di scegliere fra molte e qualificate produzioni, al pari di altre importanti città italiane. Nel dopoguerra, considerata la “buona abitudine” dell’utenza ad ascoltare musica, il testimone venne raccolto in una prima fase dall’associazione Santa Cecilia e poi, alla fine degli anni ’60, dalla Società dei Concerti ed altre associazioni nate negli anni, compresa la nostra Colonna d’Armonia. Anche alcune corali di ottima qualità mantenevano in vita la tradizione vocale, sia sacra che profana. Non dimentichiamo poi la presenza in città da quasi quarant’anni del Conservatorio di Musica, in grado anch’esso di proporre eventi, seminari e manifestazioni.

Oggi, quanto “spazio” è dedicato alla musica?

Rispetto a quanto descritto prima, oggi l’unico spazio “fisico” che possa ospitare concerti, ed anche, con qualche sacrificio, opere, è il Teatro Civico, unico superstite di quella serie di locali disseminati in tutta la città. Alcuni eventi, non necessariamente ed esclusivamente di musica classica, hanno visto utilizzare spazi più ampi come lo Stadio, il PalaSpezia od aree all’interno del porto mercantile o dell’Arsenale Militare. Questo per quanto riguarda le locations. Intendendo invece come spazio la frequenza di spettacoli nell’anno solare, sicuramente l’offerta è articolata nel tentativo di andare incontro ai gusti più diversi.

In qualità di musicista verso quale direzione si dovrebbe puntare?

Io ho il privilegio di osservare la situazione attuale da due punti di vista diametralmente opposti, quello del fruitore o organizzatore e quello del musicista professionalmente attivo. Nonostante quanto affermato prima e delineando un quadro sostanzialmente positivo, non sarei però sincero a far notare che in ogni caso, sia nella nostra città come in molte altre, negli ultimi anni risulta un poco faticoso “convincere” o indurre ad andare ad ascoltare concerti (mi riferisco ovviamente alla musica classica) ad un numero adeguato e proporzionato alla qualità degli eventi proposti. Si tratta senza dubbio, l’ho scritto e detto più volte, di un problema sia di formazione che di “fiducia” in quanto proposto che è necessario recuperare. In questo senso più che meritorio il contributo dato dalla Fondazione alla nascita di “Progetto Musica” che negli ultimi dieci anni ha cercato, con la formazione, di creare un’utenza adeguata e numerosa. Io stesso da anni considero fondamentale quest’aspetto, proponendo conferenze, ascolti guidati, scrivendo, cercando di far cadere un falso diaframma che troppo spesso si frappone fra “l’artista”, immerso nel suo mondo, ed il pubblico, ingiustamente e solamente destinato ad essere passivo ascoltatore senza essere aiutato a meglio comprendere, e quindi apprezzare, l’esecuzione artistica. L’esperienza dimostra quanto iniziative del genere siano apprezzate e desiderate, e quindi è fondamentale continuare in questo percorso anche se, è amara notizia di questi giorni, l’abolizione della storia dell’arte nei programmi scolastici, fa ritenere che forse si corre il rischio che a pensarla in questo modo si sia sempre di meno, ma questo argomento necessiterebbe altri spazi ed altri luoghi di discussione…

Il Maestro Piero Barbareschi

Il Maestro Piero Barbareschi

Con Colonna d’Armonia di cui è direttore artistico avete collaborato alla realizzazione di Concerti a Teatro? Qual è il valore di iniziative come queste?

Colonna d’Armonia è onorata ed orgogliosa di essere stata considerata utile nella programmazione di questo interessante ciclo di concerti, che a mio parere concretizzano l’idea ed il desiderio di “riportare” il pubblico a Teatro, proponendo eventi articolati ma tutti di altissimo livello qualitativo. Iniziative come queste sono fondamentali per ricreare quella fiducia in quanto proposto di cui parlavo prima e far quindi scoprire ed apprezzare artisti, sia italiani che stranieri, in certi casi conosciuti solo dagli addetti ai lavori ma meritevoli di essere seguiti anche da chi non ha troppa confidenza con questo genere di spettacoli.

Perché avete scelto di presentare al pubblico di Concerti a Teatro Nuovo Trio Fauré?

La risposta è breve e molto semplice: si tratta di un’ottima formazione cameristica italiana, di grande esperienza, che si inserisce perfettamente nell’impostazione artistica e formativa di questo ciclo, garantendo un prodotto professionalmente impeccabile ed un programma interessante…

In conclusione, di cosa si occupa Colonna d’Armonia? E perché la scelta di questo nome, così evocativo?

Colonna d’Armonia per statuto si prefigge di realizzare tutto quello che ho in precedenza citato: la divulgazione della cultura musicale proponendo concerti, conferenze, ascolti guidati, con l’unico scopo di contribuire ad un arricchimento culturale ed un approccio nei confronti della musica cosiddetta “classica” che non sia solo passivo, ma che susciti un autonomo desiderio di approfondimento e conoscenza, desiderio che cicli come “Concerti a Teatro” non possono che alimentare. Per quanto riguarda il nome, la “colonne d’harmonie” era la sezione dei fiati nelle orchestre settecentesche, ma il nome a mio parere suscita una sensazione di musicale sintonia, che è in fondo quella che dovrebbe esistere fra chi ha la fortuna di fare musica e chi ha il privilegio ed il piacere di poterla ascoltare.

E.M.

 


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