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Anteprima Festival della Mente 2015. Daria Galateria

La favola dell’aviatore

Fu in un ristorante di New York, nel 1942, che Antoine de Saint-Exupéry si mise a disegnare con tratti semplici, quasi infantili, sulla tovaglia bianca, un bambino biondo. «Cos’è?», aveva chiesto Curtis Hitchcock, suo editore americano insieme a Eugene Reynal. «Un bambino che porto nel cuore», rispose Antoine. Dalle insistenze dei due editori a trasformare quell’abbozzo di disegno in una favola per bambini nacque Il Piccolo Principe, uno dei tre libri più letti al mondo: ha venduto oltre 140 milioni di copie ed è stato tradotto in più di 250 lingue, oltre ai dialetti e al Braille. In occasione della scadenza dei diritti (1 gennaio 2015) e della pubblicazione di nuove edizioni e traduzioni, Daria Galateria e Emanuele Trevi ripercorrono la storia della “più bella favola del Novecento” e del suo autore, e cercano di svelare il mistero che racchiude.

Nacque proprio in un ristorante americano, come è riportato nell’introduzione del programma del Festival della Mente, la storia del Piccolo Principe?

Antoine de Saint-Exupery, che è stato anche una leggenda dell’aviazione della Francia, pioniere dei voli notturni e transoceanici, aveva sempre fatto dei disegni – sulle tovaglie dei ristoranti, sulle lettere, sui manoscritti – che ritraevano un bambino con i capelli d’oro. Un giorno, negli Stati Uniti, dopo aver lasciato la Francia invasa dai tedeschi, due amici editori chiesero a Saint-Exupery di scrivere una favola su questo bambino biondo che disegnava continuamente. Il Piccolo Principe è una favola semplicissima, ma costellata da elementi di estrema profondità. La storia fa riferimento a un incidente aereo vissuto dall’autore che descrisse nel romanzo Terra degli uomini. Il Piccolo Principe è quindi una favola che viene da lontano.

Quali sono gli elementi che rendono Il Piccolo Principe una delle favole più belle del Novecento?

Forse proprio questa sua natura a prima vista semplice, ma in realtà molto complessa. Il Piccolo Principe è un’avventura eroica e al contempo una fiaba per bambini. È una fiaba che narra il percorso della crescita e parla a tutti i bambini del mondo. Non è un caso che sia stata la favola più tradotta al mondo.

Cosa rende oggi questa favola ancora così attuale?

Uno degli aspetti più interessanti del Piccolo Principe è la globalizzazione con cui oggi ci confrontiamo; e chi meglio di Saint-Exupery, che trasvolava gli oceani, poteva raccontarla? In uno dei pianeti in cui arriva il Piccolo Principe c’è un geografo che fa delle osservazioni, cui nessuno però presta attenzione perché vestito da turco. Ma non appena il geografo si veste da occidentale viene ascoltato da tutti. È evidentemente una chiara polemica, non solo contro l’etnocentrismo degli occidentali, ma anche nei confronti di Kemal Ataturk che in quegli anni aveva proibito l’uso del fez in Turchia. Per Saint-Exupery  nessuno deve sentirsi al centro del mondo, ma ognuno deve poter preservare le proprie caratteristiche di civiltà e cultura.

Personalmente quale episodio narrato nel Piccolo Principe preferisce?

Mi diverte moltissimo la vicenda del serpente boa che mangia l’elefante senza masticarlo e poi per diversi mesi deve restare immobile per digerirlo, assumendo così la forma di un grande cappello. Questo episodio rievoca la vita prenatale, ed è un chiaro riferimento al grembo materno.

La favola dell’aviatore

domenica 6 settembre 2015, ore 17.30

 Piazza Matteotti

Daria Galateria insegna Letteratura francese all’Università La Sapienza di Roma. Si è occupata di Proust, Buffon, Jean Giono, Paul Morand. Per Sellerio ha pubblicato, tra gli altri, Fughe dal Re Sole. Memorie di cortigiani riluttanti (1996), Entre nous (2002), Mestieri di scrittori (2007) e Scritti galeotti. Narratori in catene dal Settecento a oggi (2012). Ha scritto la postfazione dell’edizione del Piccolo Principe pubblicata da Sellerio (2015). Scrive per la Repubblica.

E.Marchini


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