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Anteprima Festival della Mente 2015. Chiara Montanari

Nelle terre estreme

Come si declina il ruolo del capo in condizioni estreme? Come si organizza la vita quotidiana di un team di scienziati a -50°C? Partendo dalla propria esperienza di leader di una missione scientifica in Antartide, Chiara Montanari racconta come in un ambiente difficile le emergenze logistiche e quelle sanitarie siano solo alcune delle variabili che un capo deve saper gestire. Ci sono anche la lontananza da casa e dagli affetti, la disperata ricerca di un angolo di privacy, le differenze individuali e le dinamiche di una piccola comunità confinata in un deserto di ghiaccio. In un luogo in cui le risorse sono limitate e la sopravvivenza dipende dal gruppo, spetta al capo la responsabilità di gettare ponti tra le diversità e di insegnare a gestire l’incertezza, prestare la massima attenzione al cambiamento, saper cogliere le opportunità e avere fiducia reciproca.

Perché sono importanti le missioni scientifiche in Antartide?

L’Antartide è l’unico territorio che non appartiene a nessuna nazione ed è protetto da un trattato internazionale perché è una specie di laboratorio naturale a cielo aperto. Per esempio, le ricerche di glaciologia (perforazione della calotta polare con estrazione delle carote di ghiaccio) servono per studiare l’andamento climatico nelle ere passate. Sotto la calotta polare, infatti, i vari strati di ghiaccio conservano la memoria dell’atmosfera terrestre, è una specie archivio storico ed è una fonte di informazione unica per la ricerca climatica. In una missione sono molti i progetti di ricerca: si studia l’attuale andamento dei ghiacci, la biologia marina e l’ecosistema dell’Antartide che è così importante per l’equilibrio del nostro pianeta, si fanno studi di astrofisica e si indagano le relazioni tra la terra e il sole attraverso quelli che si chiamano “campi antenna”. Inoltre, nelle missioni alla base Concordia (che è una base di ricerca internazionale in cima alla calotta polare, a 1200 km dalla costa e un altitudine di quasi 4000m) si fanno anche ricerche biomediche per studiare l’adattamento dell’uomo in un ambiente estremo e in spazi confinati in previsione delle prossime missioni sulle basi spaziali.

Quali sono state le sue esperienze in Antartide?

Negli ultimi dieci anni sono stata 4 volte in Antartide. Per due volte sono stata a capo della missione alla base di ricerca internazionale Concordia e una volta a capo della logistica per il team francese.

Come si è preparata a vivere in un contesto climaticamente ostile e isolato?

Con molto studio e, soprattutto, molta esperienza diretta: in questo tipo di missioni sono fondamentali la familiarità con l’imprevedibilità dell’ambiente, la gestione del rischio e dell’incertezza e la capacità di attivare relazioni umane efficaci in team multiculturali e multidisciplinari. Queste sono tutte cose che non si imparano con la teoria ma attraverso molto lavoro su di sé e l’immersione in molteplici esperienze dirette.

Ogni volta che è tornata “a casa” cosa le è mancato dell’Antartide?

Quasi tutto: dalla natura incontaminata, con la sua forza prorompente e i suoi spettacoli di vastità che ti sovrastano, all’ambiente umano vibrante e vivace che si crea in ogni spedizione. L’Antartide è veramente un’esperienza dell’altro mondo, ci si trova immersi in un ambiente alieno altamente imprevedibile dove anche le relazioni umane sono completamente trasformate e, come spesso accade nelle esperienze intense, si instaurano tra di noi legami molto particolari e forti.

Nelle terre estreme

domenica 6 settembre, ore 18.00

Cinema Moderno

Chiara Montanari ingegnere, è esperta in innovation management, strategic leadership e team building in ambienti estremi. Ha partecipato a quattro missioni scientifiche ed è stata la prima italiana a guidare una spedizione in Antartide. L’ultima volta, nel 2013, è stata a capo della logistica della base Concordia, a 1200 chilometri dalla costa e 4000 metri di altitudine percepita. Al Politecnico di Milano si occupa di sviluppo strategico e sinergia università-impresa nella ricerca applicata di modellistica e calcolo scientifico-matematico. Sta inoltre collaborando con l’Università di Bergamo nello studio sul team building e sulla teoria della complessità in ambito organizzativo. Nel 2015 ha pubblicato Cronache dai ghiacci. 90 giorni in Antartide (Mondadori Electa).

 E.Marchini


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